SEDI:
Caltanissetta, Marsala, Palermo,
Porto Velho (Brasile)
dal 6 febbraio 2026
La Comunità Santa Maria dei Poveri e L'Associazione "Casa Famiglia Rosetta"
Agli inizi degli anni ottanta nasce a Caltanissetta l’Associazione “Casa Famiglia Rosetta” come esperienza di volontariato. L’iniziativa è una risposta ai bisogni del territorio nel campo della politica dei servizi sociosanitari e psicosociali, espressione del servizio della Comunità cristiana ai più poveri. Attraverso il viaggio nel mondo della sofferenza, si rivela il pianeta dell’emarginazione con le sue domande, i suoi vuoti, con tutta la drammaticità dei mille volti del disagio: handicap, droga, alcool, carcere, aids, solitudine, infanzia abbandonata.
L’esperienza nasce e cresce grazie alla disponibilità ed al coraggio di un gruppo di volontari, prevalentemente giovani.
Essa ha come obiettivi l’accoglienza, la riabilitazione, il reinserimento, la partecipazione alla vita delle persone in difficoltà. L’Associazione, che opera a livello regionale, nazionale, internazionale, ha avviato più punti di attività, con una schiera di operatori qualificati per i portatori di handicap, per minori a rischio, per ragazze madri, per persone con problemi di droga, alcool, aids, per persone anziane, per ex detenuti.
Man mano che l’esperienza è cresciuta, un piccolo gruppo di operatori e volontari ha avvertito l’esigenza di approfondire il senso del proprio lavoro, di cercare le radici più profonde dell’impegno al servizio dei più poveri, di rafforzare le motivazioni del camminare insieme.
La Provvidenza ha suscitato una nuova opera dal nulla, in modo imprevedibile, e gradualmente ha delineato un progetto che trascende il piccolo gruppo, al quale il Buon Dio ha chiesto di organizzare la propria vita in modo diverso. Il Sabato Santo del 1987 in cinque hanno iniziato un nuovo cammino aperto da Dio, per vivere nel mondo, nella radicalità, il Vangelo, da consacrati, servendo i poveri.
Una comunità nuova nella Chiesa, “Santa Maria dei Poveri”, per vivere insieme nella varietà, nell’originalità, nella complementarietà dei doni, al servizio dei più poveri della nostra società.
La comunità è chiamata esprimere, nel mondo e nella Chiesa, una presenza peculiarmente secolare e profondamente contemplativa. Una spiritualità fondata sulla teologia dell’Incarnazione e della Croce, dati essenziali della vita della Vergine Maria, madre e modello della nuova esperienza.
Al servizio dei poveri, da consacrati mediante un impegno di povertà, castità, obbedienza. Un progetto ardito suscitato dalla Provvidenza: preti, coppie, ragazzi, ragazze, uniti nell’ impegno di servizio ai più poveri, conciliando, nella quotidianità, azione e contemplazione, presenti nel mondo, come luogo teologico.
Una comunità che nello stile di silenzio, di umiltà, di servizio, di lode della famiglia di Nazaret, partecipa alla redenzione del mondo. Davanti a Dio totalmente, per sempre. Una sfida al mondo di oggi, un modo attuale per testimoniare il Vangelo nella società, dal di dentro, silenziosamente ma efficacemente. Un nuovo cammino per vivere oggi la chiamata alla santità. La Comunità “Santa Maria dei Poveri” ripropone, attualizzandolo, il carisma della vita consacrata come dono di Dio per la Chiesa e per l’umanità. Scrivono i vescovi nella lettera alle Comunità Cristiane sulla vita consacrata: “Consacrato” vuol dire essere strumento di una sua particolare presenza di amore. È una vocazione che si realizza, per opera dello Spirito Santo, nella sequela radicale di Cristo casto, povero, obbediente, facendo propria, per dono suo, la forma di vita che Egli si scelse per sé, propose ai suoi, e che Maria, la Vergine Madre sua, abbracciò (cfr. Lumen Gentium, 44, 46). La nuova Comunità suscitata dallo Spirito in terra di Sicilia è segno della presenza del Risorto che “fa nuove tutte le cose” (Ap 21, 5), profezia del nuovo volto delle Chiese e della futura società. Realizzazione di una ministerialità globale e di comunione ecclesiale per un progetto di nuova evangelizzazione nell’ottica della messianicità del Cristo e dell’evangelicità della Chiesa che assume le nuove povertà per un processo di liberazione e si proietta in uno spirito di mondialità, al servizio dei più poveri, dei più disperati.
La Comunità “Santa Maria dei Poveri”, nell’umiltà e nel riserbo, vuole tradurre l’essere per il mondo, come amore creativo all’evento Gesù Cristo e come diaconia al fratello che incontra per liberarlo da ogni miseria e renderlo capace di sperare soltanto nella salvezza che viene da Dio.
Nella fedeltà alla storicità della comunità cristiana che vive la sua missione nel mondo, leggendo i segni dei tempi, ricostruendo il progetto di Dio attraverso le fila delle occasioni e delle situazioni quotidiane, nella logica della follia della Croce che la pone in contraddizione alla logica del mondo, esponendola alla possibilità della testimonianza fino al martirio.
La chiamata all’evangelizzazione dei poveri è missione d’impegno alla lotta contro il male inteso come rifiuto dell’amore, della luce, della comunione, come assenza di rispetto dei più deboli, dei più disperati. Lotta contro il male che si palesa come negazione di cultura, di salute, di pane, di casa, di lavoro, di fede.
Una comunità che trova nelle scelte di Maria il criterio delle proprie scelte, delle proprie decisioni.
La denominazione “Santa Maria dei Poveri” sottolinea la sua appartenenza al popolo dei poveri, la sua predilezione per i poveri, il suo impegno di liberazione. Il Padre sceglie i poveri per rivelare i progetti del Figlio: l’umile Bernadette, a Lourdes, tre pastorelli a Fatima, una modesta famiglia di lavoratori a Siracusa.
Apparendo nel 1933 a Banneux NotreDame, villaggio del Comune di Louvigne, sull’altopiano delle Ardenne, in Belgio, la Vergine dice alla piccola Marietta: “Io sono la vergine dei poveri. Io vengo ad addolcire la sofferenza”.
Maria profondamente solidale con i poveri, fino a sentire tutta la sofferenza dei poveri, da portarne il peso, da sentirne la drammaticità, la vastità. In un’apparizione a Marietta la “Vergine dei poveri” le mostra una sorgente come a Lourdes. Una sorgente d’acqua viva. Cristo è la “sorgente” che può dissetare i poveri nella loro domanda di giustizia, di dignità, di amore, di rispetto. Ridare Cristo ai poveri, come Maria. Per la loro salvezza totale, per la loro liberazione integrale. È la missione della Comunità “Santa Maria dei Poveri”. Addolcire la sofferenza dei poveri rivelando la tenerezza del Padre, dando senso alla loro sofferenza nel sacrificio del Figlio, trasformando la loro sofferenza in energia creativa sotto l’impulso dello Spirito Santo. Traducendo l’amore in cultura, in politica, in impegno sociale, in evangelizzazione, in liturgia liberatrice. Dice la Madonna apparendo a Maria a Banneux: “Questa sorgente è riservata per tutte le nazioni. Per sollevare i malati.”
Un forte richiamo alla dimensione mondiale della solidarietà, al respiro universale del servizio dei più poveri. Dice Giovanni Paolo II al n.42 della Sollicitudo Rei Socialis: “Desidero qui segnalare l’azione o amore preferenziale per i poveri. È questa un’opzione, o una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana. [ ... ] Oggi, poi, attesa la dimensione mondiale che la questione sociale ha assunto, questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senza tetto, senza assistenza medica, e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore: non si può non prendere atto dell’esistenza di questa realtà.”
La vocazione della Comunità “Santa Maria dei Poveri” ha dimensione universale, aperta alla mondialità, senza limiti di cultura, di razza, di situazione sociale. Un piccolo seme nel cuore del mondo. Come Maria per testimoniare la forma più radicale della carità a tutto il mondo.
Da "INCULTURAZIONE E FEDE"
don Vincenzo Sorce
Società Editrice Internazionale (SEI) - 1996