SEDI:
Caltanissetta, Marsala, Palermo,
Porto Velho (Brasile)
dal 6 febbraio 2026
Da "IL CORAGGIO DI OSARE"
don Vincenzo Sorce
Edizioni Paoline – 1995
Man mano che la nostra esperienza cresceva e maturava, un gruppo di persone avvertiva l'esigenza di approfondire il senso del proprio lavoro, di cercare le radici più profonde del proprio impegno, di rafforzare le motivazioni del nostro camminare insieme.
Era chiaro che la Provvidenza aveva suscitato un'opera dal nulla, in modo imprevedibile; ora però, gradualmente, andava delineando un suo progetto che ci trascendeva. Non bastava più lavorare, organizzare, servire. Il Padre celeste ci andava chiedendo qualcosa di più. Ci chiedeva di organizzare la nostra vita a modo suo.
Nel 1985 mi trovavo a Collevalenza di Todi, per l'annuale convegno dei direttori degli uffici catechistici diocesani. Un giorno, nel santuario presso la tomba di madre Speranza, ebbi come una luce interiore improvvisa: perché non pensare a una comunità di consacrati? Lì per lì la prospettiva non mi esaltò più di tanto, anche se continuai a pensarci per un certo tempo; ne parlai con alcune persone, mi confrontai, fui aiutato a saper discernere; ma le mie resistenze si rafforzavano.
Mentre ero a Siviglia, in Spagna, per una breve vacanza insieme all'amico fraterno, don Giuseppe Canalella, ripresi l'argomento e fui incoraggiato ad avviare il progetto. Incominciai, allora, a fare la proposta ad alcune persone che condividevano con me l'esperienza dell’Associazione. Grande fu la mia sorpresa nel constatare che loro la stavano aspettando e la desideravano intensamente.
La mattina del sabato santo del 1987 ci trovammo in cinque: io, due ragazze e una coppia di sposi, nella casa di questi ultimi, per pregare e dare avvio alla nuova esperienza. Sentivamo tutti di essere chiamati da Dio a percorrere una nuova strada, nel silenzio, nell'umiltà.
Eravamo coscienti di iniziare un cammino che avremmo percorso con tante altre persone, nel succedersi degli anni, sulle orme di Dio che, ancora una volta, parlava alla nostra vita attraverso la gente semplice e i fatti quotidiani, con la forza del suo Spirito, con il linguaggio della sua tenerezza. Volevamo vivere in radicalità il Vangelo, da consacrati, servendo i poveri, ma restando nel mondo, ognuno nella sua condizione di vita. Volevamo rispondere radicalmente all'appello di Dio e al suo disegno d'amore e ci parve chiaro che l'Associazione fosse solo una parte del progetto molto più grande che Dio aveva su di noi.
Il servizio che l'Associazione offriva, con le sue strutture, era ed è espressione della comunità cristiana, che sente l'urgenza dell'evangelizzazione dei poveri, attraverso la testimonianza d'una carità creativa, attuale ed efficace. La piccola Comunità di consacrati nel mondo era chiamata a essere l'anima più profonda di tutta l'Opera, l'humus più fertile.
Così il piccolo germe della nuova comunità cominciò il suo cammino di formazione nel clima del sabato santo, nel silenzio, nell'attesa, nella certezza che il Risorto ci avrebbe preceduto.
Presto cominciarono a delinearsi le indicazioni portanti della nostra nuova presenza nella Chiesa. Doveva essere una realtà aperta ai presbiteri, ai giovani e alle giovani, alle coppie. La chiamammo Comunità di Santa Maria dei poveri, con lo scopo di vivere insieme carisma e ministeri, nell'originalità e complementarietà dei doni, al servizio dei più poveri della nostra società.
La piccola Comunità era chiamata a esprimere, nel mondo, una presenza peculiarmente secolare e profondamente contemplativa.
Una spiritualità fondata sulla teologia dell'Incarnazione e della croce, che furono i dati essenziali nella vita della Vergine Maria, madre e modello della nuova esperienza, e la missione di compiere un cammino di formazione e di liberazione degli ultimi.
Si andava chiarendo in tutti la necessità di essere presenti al mondo in uno stile evangelico radicale: consacrati a Dio mediante un impegno di povertà, castità e obbedienza.
Era un progetto ardito, scaturito dai piani della Provvidenza; una proposta al di là di ogni saggezza umana. Persone che cercano di conciliare la vita di contemplazione e quella di azione, restando nel mondo da secolari.
È stato sorprendente per me vedere l'azione di Dio in questi giovani e ragazze che, nulla perdendo della propria umanità, seguono Cristo in una gioiosa, totale donazione nel servizio dei poveri e nel segreto del cuore. Sì, perché questo è un altro aspetto peculiare della comunità Santa Maria dei poveri: tutti i membri sono tenuti al segreto, a non parlare della loro appartenenza alla comunità, per restare liberi, per non essere etichettati, per poter lavorare nei campi più disparati.
Poiché nuovi membri si sono via via aggiunti ai primi, docili alla voce di Dio, occorreva un testo di riferimento: le costituzioni.
Durante un ritiro presso l'abbazia benedettina di San Martino delle Scale (Palermo) cominciai, quasi di getto, a stilare le costituzioni. Sono sempre più convinto della presenza dello Spirito Santo che guida il nostro cammino e ci fa percorrere strade imprevedibili.
Mio confidente era don Cataldo Naro, un confratello che mi è stato sempre vicino con i suoi consigli e la sua preparazione. Fu lui il primo a leggere il testo delle costituzioni che approvò quasi totalmente. Le sue indicazioni risultarono molto preziose. Nel frattempo il primo gruppo formato da due sacerdoti, due coppie e due ragazze pronunziarono la formula della consacrazione nelle mani del vicario generale della diocesi, monsignor Liborio Campione. Questa formula precisava l'impegno di seguire Cristo nel mondo, servendolo nei poveri mediante i voti di povertà, castità e obbedienza; ciascuno nel proprio stato, secondo la linea dell'amore gratuito di Cristo, che chiama ancora oggi al di là di ogni schema e di ogni merito.
Donati a Dio per sempre. Una sfida al mondo di oggi, senza potere di grandezza, ma semplicemente con la vita vissuta in modo feriale. Da laici, nella propria famiglia, svolgendo la propria professione e sostenuti dalla recita della liturgia delle ore, dalla celebrazione eucaristica quotidiana, da momenti di intensa preghiera, da periodi di ritiro, di silenzio, di ascolto.
In questo cammino abbiamo vissuto momenti di viva fraternità, periodi di condivisione, come negli esercizi spirituali annuali, nelle giornate di studio e di approfondimento e nei corsi di cultura teologico-spirituale.
È meravigliosa la loro voglia di sapere, di crescere, di andare avanti. Sono le persone che più di tutte le altre condividono le mie gioie, le mie sofferenze, le mie lotte e mi edificano con la loro disponibilità, con la loro generosità.
Poiché avvertivamo tutti la necessità di avere il sigillo ufficiale della Chiesa, chiedemmo l'approvazione al vescovo diocesano, monsignor Alfredo Maria Garsia.
L'8 settembre del 1991, finalmente, ricevemmo il Decreto di approvazione vescovile. Fu un'immensa gioia per tutti. Dio ha scelto per noi, e per quanti vorrà chiamare a condividere la nostra esperienza, il carisma della Comunità Santa Maria dei poveri, come cammino autentico per vivere la vocazione alla santità.
Ogni volta che nuovi membri, nella festa dell'Annunciazione, si consacravano a Dio, ci sentivamo anche noi fortificati nella certezza che Dio è fedele, anche se imprevedibile. Sceglie ciò che è più debole per confondere i forti e realizzare i suoi piani di salvezza, come ben dice san Paolo.
Questo nuovo carisma è così espresso nel Decreto vescovile:
«Lo Spirito Santo della Pentecoste, come vento e fuoco spira dove e come vuole suscitando, in ogni tempo e luogo, anime generose, pronte a offrirsi al Signore nell'amore e nel servizio dei fratelli. La santa Chiesa, madre sempre premurosa e tenera, ha favorito, saggiamente guidato e, con la sua autorità, riconosciuto le varie vocazioni e carismi. Il canonico Vincenzo Sorce, del nostro presbiterio diocesano, insieme ad altri fedeli, ha dato vita a un'associazione al fine di promuovere la santificazione dei soci, attraverso l'evangelizzazione e il servizio degli ultimi. È sorta così la Comunità Santa Maria dei poveri. Essa, come associazione di vita apostolica, è formata da presbiteri e laici, vergini e sposati, che trovano nel Verbo, incarnato in Maria, le proprie radici e la sorgente della propria santificazione, come espressione della tenerezza del Padre per gli uomini poveri e bisognosi di salvezza. Nella mia sollecitudine pastorale, dopo preghiere e lunga riflessione, avendo l'associazione i requisiti richiesti dai sacri canoni, con la mia autorità episcopale, a norma dei canoni 322 e 312 CIC, creo, costituisco ed erigo la Comunità Santa Maria dei poveri, con sede in Caltanissetta, in Associazione privata di fedeli, con tutti i diritti e gli obblighi, secondo le leggi della Chiesa, la legittima consuetudine e quelle proprie dell'associazione.
Con questo decreto riconosco all'associazione Santa Maria dei poveri la personalità giuridica nella Chiesa e ne approvo lo statuto.
Del presente decreto e dello statuto si facciano due esemplari autentici, muniti di sigillo, di cui uno sia conservato nel nostro archivio e l'altro nell'archivio dell'Associazione.
Dato a Caltanissetta, dal palazzo vescovile, il giorno 8 settembre 1991, nella natività di Santa Maria».
Da "IL CORAGGIO DI OSARE"
don Vincenzo Sorce
Edizioni Paoline – 1995